Posted on: 28 Giugno 2007 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

 

I Red Hot Chili Peppers, dall’hardcore funk degli esordi a rock band di successo planetario, hanno alle spalle più di vent’anni di carriera. Qualche fan della prim’ora non ha apprezzato gli ultimi lavori, considerati troppo commerciali. L’urgenza punk degli esordi ha lasciato spazio a suoni più puliti e composizioni meno spigolose. Meno irruenza e più melodia. «Stadium Arcadium» del 2006 (due cd, 28 brani, la produzione di Rick Rubin come marchio di garanzia) è un contenitore di ballate irresistibili in cui la chitarra, le armonie e il genio creativo di John Frusciante la fanno da padroni. E si amalgamano perfettamente ai brani più ritmati sostenuti dal basso slappato e muscolare di Michael “Flea” Balzary, dalla batteria di Chad Smith e dal rappato di Kiedis. Gli altri album in studio della band sono: l’omonimo dell’84, «Freaky Styley» ’85, «The Uplift Mofo Party Plan» ’87, «Mother’s Milk» ’89, «Blood Sugar Sex Magic» ‘91, «One Hot Minute» ‘95, «Californication» ‘99 e «By The Way» 2002. I Peppers (eccetto Frusciante) hanno superato i 40 anni, non sono più quei pazzi che andavano in giro nudi con un calzino a coprire i genitali, o vestiti da enormi lampadine. Questa incredibile band tutta ballo, energia e sesso ha rivoluzionato il concetto di mainstream: si sono imposti tra le band più importanti degli ultimi decenni grazie alle generose performance live e le impagabili incursioni nel crossover. Kiedis di recente ha tirato le somme di questi anni avventurosi nella sua autobiografia «Scar tissue». Questa sera, alle 21.30, i californiani Red Hot Chili Peppers terranno il concerto più caldo dell’estate in regione. Numericamente imponente: si prevedono più di quaranta mila presenze allo Stadio Friuli di Udine. La band è ormai abituata alle grandi cifre, in quanto a pubblico e milioni di cd venduti. Mai avrebbero pensato di arrivare così in alto, quando negli anni ’80 dichiaravano: «Chi vuol farci da manager deve garantirci un pasto al giorno». I responsabili della loro prima etichetta li definirono «un gruppo che nessuno riusciva a capire, né a farci niente». Kiedis rispondeva con provocazioni del tipo: «Il miglior modo per descrivere la nostra musica è un movimento intestinale, perché ci viene fuori in maniera molto naturale e sarà sempre così». La loro ascesa fu lenta ma inesorabile. I primi album sono ostici per l’ascoltatore che li ha conosciuti per le energiche ballate pop di questi anni. «The Red Hot Chili Peppers», «Freaky Styley», «The Uplift Mofo Party Plan» sono caotici, funk, selvaggi, con un rappato acerbo e testi al limite della censura. Se oggi Kiedis scrive liriche sulla donna che lo ha lasciato e con cui voleva metter su famiglia, agli esordi i testi erano molto più spinti, con titoli come «Party on your Pussy» che suscitò le ire delle femministe. Dopo la morte per overdose del primo chitarrista Hillel Slovak, entrò nella band John Frusciante ed il suo apporto fu essenziale. Uscirono album bellissimi come «Mother’s Milk» e soprattutto «Blood Sugar Sex Magik» che contiene canzoni indimenticabili come «Give it Away» e «Under the Bridge». L’enorme successo fu una delle cause della crisi di Frusciante che sprofondò in un baratro di depressione e tossicodipendenza. Fu sostituito da Dave Navarro nell’album «One Hot Minute», ma tornò nel gruppo al successivo «Californication», uno dei loro cd più ispirati. «By the Way» e «Stadium Arcadium» sono storia recente, di una band che ha imparato ad imbastire hit orecchiabili e radiofoniche con naturalezza. I quattro tatuatissimi «Californicators» da sempre hanno attratto le curiosità e l’ammirazione dei fan.

Il cantante Anthony Kiedis è tra i più amati. Suo padre era un hippy che lo catapultò in una realtà fatta di droghe, precoci esperienze sessuali, incontri celebri. Molti anni allo sbando, storie d’amore tormentate, adii (Kurt Kobain, River Phoenix), problemi di dipendenza si sono alternati a periodi di moderazione, dieta vegetariana, cura del proprio corpo, tatuaggi come unici segni indelebili. È stato legato a donne bellissime e famose (Jennifer Anniston, Ione Skye, Heidi Klum, Madonna…).

Michael Balzary alias Flea (pulce) è l’esuberante bassista dai denti radi e l’animo gentile. Sul braccio porta tatuato il nome della donna della sua vita: la figlia Clara. Si è formato ascoltando i grandi del jazz e ha sviluppato un approccio funky molto muscolare. Assieme a Kiedis compare in diversi film.

John Frusciante è uno straordinario virtuoso delle sei corde ed è anche l’elemento con più inclinazioni “cosmiche” in una band che non ha mai fatto mistero delle sue radici californiane di fratellanza e amore universale. Ha inciso diversi album solisti, come lo stupendo «To Record Only Water For Ten Days».

Chad Smith è l’unico Red Hot a non vantare trascorsi per droga e non ha avuto problemi a sfornare figli in quantità. Una montagna umana (è alto un metro e novanta) del Midwest con una bandana in testa. Lo presentarono al gruppo dicendo: «C’è un tipo di Detroit che mangia tamburi a colazione».

Elisa Russo, Il Piccolo 28 Giugno 2007