ARTISTA: PJ Harvey

TITOLO: «The Hope Six Demolition Project»

ETICHETTA: Island Records

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Nono album in studio per la cantautrice e polistrumentista inglese Pj Harvey, che non sbaglia un colpo. A cinque anni dal precedente “Let’s England Shake”, vincitore di un premio Mercury-Prize, lo sguardo dell’autrice si sposta dall’Inghilterra al mondo intero con l’intento di descrivere ciò che vede. L’idea del titolo «The Hope Six Demolition Project» (Island Rec.) nasce durante un viaggio a Washington D.C. fatto assieme al fotografo e regista Seamus Murphy, durante il quale viene a conoscenza del progetto americano “Hope VI” che prevede la demolizione di case pubbliche in zone ad alto tasso di criminalità, con lo scopo di riqualificare e costruire case migliori, ma con l’effetto concreto che i residenti originari non possono più permettersi di vivere lì. Un riferimento diretto alla questione è presente anche nel brano di apertura, il singolo “Community of Hope”. “La sindrome della pagina bianca non esiste, semplicemente ogni tanto il pozzo si svuota e va riempito” aveva scritto Isabel Allende. E viaggiare è il modo migliore per riempire il pozzo creativo. Oltre che a Washington, le canzoni si sono ispirate a viaggi e conseguenti riflessioni in Kosovo e Afghanistan, fatti sempre in coppia con Murphy e che hanno dato vita anche ad un libro di poesie e foto, “The Hollow of the Hand” presentato in anteprima a Genova e a Milano a metà aprile.

Particolare anche la registrazione del disco, che ha previsto delle sessioni da 45 minuti ciascuna, tra gennaio e febbraio 2015, aperte al pubblico come parte di un’installazione artistica a Londra. I fan ed i curiosi potevano osservare le registrazioni da dietro uno specchio. Ai visitatori venivano “confiscati” telefoni e altri apparecchi di registrazione prima di poter assistere. Al fianco di Pj Harvey, anche questa volta i produttori Flood e John Parish. Tra i numerosi musicisti spiccano anche due nomi italiani: Enrico Gabrielli (Calibro 35, Afterhours) ai cori, clarinetto basso, percussioni e flauto e Alessandro “Asso” Stefana (Capossela, Mike Patton, Guano Padano) ai cori e chitarra.

Un album ricco e complesso a livello di temi, un lavoro intellettuale che richiede uno sforzo in più per capirlo appieno: della Polly Jean degli esordi manca un po’ l’immediatezza rock e l’esuberanza con cui raccontava i suoi sentimenti, la sensualità, la disperazione amorosa. Ammirevole che ci sia stata un’evoluzione costante: il processo si è intensificato ad ogni album, in un deciso percorso dal personale al politico. La ragazza che aspettava il suo Romeo nella bara di cristallo si fa oggi portavoce delle ingiustizie sociali e sforna canzoni dai titoli eloquenti come “The Ministry Of Defence”, “The Ministry of Social Affairs”, “Near The Memorials To Vietnam And Lincoln” e, a sintetizzare il tutto, il brano di chiusura: “Dollar, Dollar”.

Elisa Russo,  2016

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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