Posted on: 2 Febbraio 2019 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Battiato-Temporary-Road«Il mio destino è quello di fare da ponte, proprio per mezzo delle canzoni, tra il mondo superiore e quello ordinario».

«Temporary road (una) vita di Franco Battiato», libro (La Nave di Teseo, pagg 92, 27 euro) e dvd con un film di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, presentato al Torino Film Festival, racconta il “Maestro” per eccellenza della musica italiana, capace di coniugare sperimentazione e pop, spiritualità e successo, meditazione e cinema. L’unico a essere pop ed elitario, capace di raggiungere milioni di persone con una musica raffinata e contenuti impegnativi, talvolta mascherati da canzonette, in «Temporary road» Battiato si racconta con confidenza e completezza, nei luoghi della sua Sicilia – l’Etna, Milo – e dei tour più recenti, ripercorrendo le tappe fondamentali del suo percorso artistico e umano, della sua complessa biografia musicale e culturale.

Le video interviste sono state realizzate da Pollicelli dal 2009: «Battiato non mette la vita nella sua arte: semplicemente, per lui, vita e arte sono la stessa identica cosa. Nell’esistenza privata di Franco, non c’è nulla di segreto e al contempo rilevante che ci si possa illudere di portare alla luce. Il percorso esistenziale di Battiato – con le crisi, le svolte, le passioni, gli amori, le idiosincrasie, i successi e i fallimenti… – è tutto contenuto, straordinariamente, in ciò che questo genio ha realizzato in mezzo secolo di febbrile attività».

Già tra il 1965 e il 69 incide diversi 45 giri, anno in cui arriva ultimo a “Disco per L’estate,” segue una crisi profonda e poi la scoperta di due mezzi di salvezza: la meditazione e la musica elettronica. «A un certo punto della mia carriera mi sono reso conto di essere venuto al mondo soprattutto per uno scopo: far conoscere alla gente argomenti ardui grazie a una musica fornita di una forte capacità comunicativa». Dagli esordi super sperimentali a “Patriots” che vende centomila copie nel 1980 (“ritenevo di aver toccato il mio apice di popolarità”) ma è l’anno dopo che arriva il botto con “La voce del padrone”, primo album italiano a superare il milione di copie vendute “un successo inaudito”, “volevo mollare tutto”, “dovunque andassi trovavo centinaia di persone ad attendermi. Un incubo”. E allora pubblica “L’arca di Noè”, che va in una direzione diversa, vende molto ma disattende le aspettative del pubblico: «La gente per strada mi diceva: “A Battià, non m’è mica piaciuto!” Era divertente. Ed è stata la mia salvezza».

Esibirsi dal vivo non lo ha mai entusiasmato, preferisce il lavoro solitario in studio ma non perché abbia un cattivo rapporto con il suo pubblico «Negli stessi anni Settanta, quando producevo una musica indigeribile, c’erano comunque almeno trecento o quattrocento persone a sentirmi. Ogni tanto arrivavano dei fischi, ma non mi interessava», «Sono molto grato al mio pubblico. Negli ultimi tempi, in particolare, ho riscontrato durante i miei concerti una qualità di ascolto davvero elevata: si stenta a credere di trovarsi in Italia».

Interpellato sul presente non ha dubbi: «Oggi il livello medio della musica pop mi appare bassissimo. Ciò che si ascolta e si vede in certi talent show è patetico. Per fortuna ci si può sempre rifugiare in certi geni del passato i quali, ogni volta che si ascolta qualche loro composizione, ci ricordano che la musica è un ponte tra la nostra realtà apparente e il divino».

Nessun cenno all’ultimo anno difficile per la sua salute se non una richiesta di tutelare la privacy di un artista da sempre riservato, che in questo cofanetto emerge intramontabile, in un’indagine ininterrotta verso l’evoluzione di sé e dell’arte. E poi quella raccontata è solo “(una) vita”, una strada temporanea, perché Battiato crede fortemente nella reincarnazione e non ha timore di abbandonare l’attuale involucro per affrontare il prossimo viaggio.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 2 Febbraio 2019

 

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