Posted on: 28 Marzo 2014 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Oggi, venerdì 28 marzo 2014, alle 21.30 The Academy presentano il loro nuovo album al Tetris di Via della Rotonda. Primo lp di una delle band indie rock più promettenti della scena indipendente locale, s’intitola «Meaning of dance» ed è un concept album che esplora il significato della danza e del movimento; esce per l’etichetta Lademoto; il dj set dopo il concerto sarà curato dall’ex Trabant Alain The Lone.

La band è nata in regione nel 2012. La formazione originaria comprende Gianluca Calligaris alla voce, chitarra e synth (monfalconese, ha suonato con Lara B e AbbaZabba), Marco Seghene al basso, voce e produzione (triestino, ha suonato con Lara B, Eddie Cat, AbbaZabba, Jade e Mike Sponza. Collabora da diversi anni con la Casa della Musica di Trieste), Alessio Gambarrota alla batteria (triestino, ha suonato con Bizzarrie e Carpool to Nashville) e Vito Gelao alla chitarra e ai synth (monfalconese, ha suonato con Dubtitude e Rudeboys).

Spiega Marco Seghene: «Con questa formazione siamo assieme da più di 2 anni, anche se veniamo tutti da esperienze molto diverse, ci è capitato più volte di ritrovarci in progetti comuni: con Gamba abbiamo iniziato assieme nella primissima band più di 14 anni fa. Anche Gianluca e Vito suonano assieme dai tempi del liceo. Attualmente, dal vivo la formazione è cambiata: Pierpaolo de Flego (The Mothership, Free Strangers’ Society) mi sostituisce al bass synth e Nicola Narbone (Cultured Apes) si aggiunge come quinto elemento alle tastiere. Nel novembre 2012 è uscito il nostro primo lavoro: l’ep “Mo’Complicated”, venduto fisicamente in edizione limitata e prodotto assieme a Nicola Ardessi. Il disco contiene due pezzi: il singolo “Mo’Complicated” appunto, pezzo veloce dalle venature disco/punk, e la B-Side “A quick’ one (While he’s still home)”, pezzo acustico che si apre sul finale. L’ep è stato un banco di prova per noi e la risposta del pubblico è stata molto positiva. Dall’ep al disco il passaggio è stato naturale. Durante tutto il 2013 abbiamo proseguito con l’attività live, suonando in vari club italiani e qualche data fuori dalla penisola. Siamo stati protagonisti delle finali regionali di Arezzo Wave (a cui hanno partecipato anche Catch a Faya e FilmDaFuga) e successivamente abbiamo aperto per due volte i concerti dei Tre Allegri Ragazzi Morti (all’Etnoblog di Trieste la prima, alla Festa d’Estate di Vascon-Treviso, la seconda)».

Il nuovo disco?

«Si chiama “Meaning of Dance” e contiene dieci brani stilisticamente eterogenei. Le musiche sono state scritte da tutti e quattro i componenti della band, mentre i testi sono di Gianluca. La produzione è stata curata da me e dai The Academy (tra Trieste, la Sardegna e Bologna) ed è durata più di un anno. Alla co-produzione troviamo Sandro Giacometti. Abbiamo deciso di registrare il disco in studi diversi per trovare il giusto equilibrio. I provini del disco sono stati registrati allo Studio Moscow di Cargnacco da Davide Masussi, le batterie da Roberto Sopracasa al Sound Development di Trieste. I bassi all’Urban Recording studio di Trieste da Fulvio Zafret. Le chitarre, le voci e l’elettronica aggiuntiva invece sono state registrate da Sandro e dalla band in diverse sessions. Una volta recuperato tutto il materiale abbiamo lavorato a distanza selezionando e riorganizzando tutte le tracce. È stato un lavoro parecchio intenso, ma il risultato ci appaga! Il disco poi è stato mixato e masterizzato a Bologna da Andrea Suriani all’Alpha dept. Studio. Bolognese d’adozione, Andrea ha collaborato come musicista e sound engineer con I Cani, My Awesome Mixtape, Drink to Me, Cosmo, Gazebo Penguins, Fast Animals and Slow Kids, Moltheni ed M+A. Lo abbiamo conosciuto qualche anno fa al concerto dei Drink to Me a Trieste, mentre faceva da fonico alla band e ci è sembrato subito la persona giusta per la nostra musica, in gamba ed un buon professionista. Le grafiche ed il teaser video sono stati realizzati invece da Ale degli Angioli (uno degli M+A). Il logo originale è di Ales Brce.

Il disco uscirà ufficialmente il 28 marzo su tutte le principali piattaforme digitali (tra cui Itunes, Spotify, Amazon e Soundcloud) con l’etichetta Lademoto Records ed il management di Daniele Dibiaggio. Diamo già un’anticipazione, fuori dall’Italia un nostro pezzo verrà inserito nella compilation dell’etichetta francese Roulette Russe Records. L’uscita è prevista per la primavera».

“Meaning Of Dance”: come avete scelto il titolo e che valenza ha?

Gianluca:

«Racchiude un po’ il messaggio dell’intero album, che è la nostra personale visione riguardo al significato della danza come rituale. Questo messaggio si può trovare più o meno celato all’interno dei testi. Il disco infatti gravita attorno alle atmosfere “dance”, o comunque riconducibili alla musica ballabile per la maggior parte dei brani. Ci si è accorti alla fine, che inserire un testo su quelle pulsazioni, significava sostanzialmente cercare di comunicare un messaggio spesso teso ad esorcizzare i nostri demoni e le nostre paure. Il tema della danza ci affascina per la moltitudine di significati, poiché in molte situazioni diventa un mezzo potentissimo per comunicare a volte più delle parole».

Quali sono le vostre influenze/ riferimenti musicali più importanti?

Gianluca:

«È sempre difficile rispondere a questa domanda e capita anche paradossalmente che le influenze più significative per ognuno di noi siano quelle che escono di meno in questo lavoro. In questi termini per noi è stata una bella sfida. All’interno dell’album volevamo dare un tocco elettronico attingendo a diverse scene e riferimenti. Alcuni di questi potrebbero essere: Phoenix, Digitalism, Daft Punk e la scena “french touch” parigina, ma c’è anche la disco anni ‘70 e molta new wave ‘80».

La collaborazione dei vostri sogni (se poteste scegliere un ospite, un produttore… chiunque tra i vostri miti – vivente o non).

Vito:

«Ognuno dei membri ha la sua “personale” leggenda, tra i produttori ci potrebbero stare Philippe Zdar, Phil Spector, James Murphy, Rick Rubin… ce ne sono veramente un sacco, e nel disco abbiamo cercato di sfruttare tutti i “trucchetti” di cui si servivano le sopraccitate leggende. Per quanto riguarda le collaborazioni, è una domanda alla quale è veramente difficile rispondere, credo che ce ne siano un’infinità».

La vostra musica sembra completamente proiettata all’estero sia come suoni che come attitudine. Avete già pianificato di proporvi anche fuori dai confini nazionali? E, invece, che rapporto avete con la musica italiana?

Marco:

«Stiamo cercando di allargare il più possibile il nostro raggio d’azione, primo perché facciamo musica in inglese, secondo perché il panorama italiano pone dei limiti soprattutto a chi propone musica come la nostra. Il web da questo punto di vista è un ottimo strumento, per questo stiamo cercando, assieme a Lademoto Records, di curare il più possibile la promozione anche attraverso la distribuzione digitale ed al free downloading mirati all’estero. Per poter ottenere risultati all’estero ci vuole tempo, ma possiamo senz’altro dire che ci stiamo lavorando; anche in questo senso la collaborazione con Roulette Russe Records è un ottimo test».

Vito:

«Alcuni di noi sono cresciuti ascoltando molta musica italiana, principalmente per merito dei nostri genitori, cosa che nel processo di crescita è andata un po’ a perdersi. In “Meaning of Dance” infatti, le influenze principali sono anglofone, e questo aspetto è uscito di prepotenza nella crescita della band e dell’album. Oggi nella scena indipendente italiana ci sono parecchi artisti interessanti, per citarne uno: Cosmo, ci ha colpito per la sua scrittura ed il modo originale di arrangiare i brani. Ma siamo soprattutto affascinati dai grandi autori del passato: da Battisti a Mina, personaggi che hanno fatto raggiungere grandi traguardi alla musica del nostro paese. Attualmente il circuito mainstream è un’altra cosa e non ci interessa».

I dettagli sulla serata del 28 marzo al Tetris.

Gamba:

«Il Release Party al Tetris sarà l’occasione per far finalmente prendere vita, nella dimensione live, i pezzi dell’album. Sarà suonata interamente tutta la scaletta del disco per la prima volta. Alla musica live si accompagnerà la proiezione visuale. È una data in casa, quasi una festa in famiglia si può dire, quindi ci aspettiamo di vedere tutte quelle facce che c’hanno seguito sin da quando abbiamo dato vita a The Academy».

Mosse successive: altri concerti in vista, realizzazione di un videoclip…?

Gamba:

«Stiamo definendo tutta una serie di live in giro per l’Italia con Lademoto Records, presto avremo modo di comunicare le date. Per quanto riguarda il videoclip possiamo dire che lo stiamo realizzando in queste settimane assieme ad Ale degli Angioli. L’uscita è prevista per metà primavera».

Secondo voi com’è la situazione musicale triestina (e regionale), sia dal punto di vista delle band che dei posti per suonare? Punti di forza e punti di debolezza?

Marco:

«Nella scena alternativa triestina ci sono moltissime proposte valide, da sottolineare l’ottima tradizione dei songwriters di “casa”: Toni Bruna, Eddie Cat ed Abbazabba, ma anche diverse band che si sono distinte in città negli ultimi anni, come i Trabant (sciolti ormai da un po’). Per quanto riguarda i locali invece ci sono pochi posti dove poter suonare. I residenti e le istituzioni non aiutano. Si va in controtendenza rispetto alle altre città di respiro europeo. Invece di favorire l’apertura dei locali e luoghi di aggregazione, si tende a bloccare o addirittura a chiudere. Vedi la vicenda di Etnoblog, finita poi nel migliore dei modi a quanto pare. Realtà piccole ma ben organizzate come Tetris rimangono un’ottima soluzione, offrono tante proposte diverse e qualità nell’offerta».

Vivere di musica oggi è sempre più difficile. Che aspettative avete, da questo punto di vista?

Marco:

«Oggi la musica è uno dei settori che ha risentito maggiormente degli effetti della crisi. Se girano pochi soldi non ci sono margini di investimento sul proprio progetto e men che meno si può pensare di camparci. In generale i musicisti si spremono, i locali non riescono a coprire le spese ed il gestore non si prende il rischio di investire sulla serata. Questo vale anche per le etichette che investono su un numero sempre più ridotto di artisti. Si sa che una band per poter crescere deve girare il più possibile e se questo non avviene ci si fossilizza. Grazie al lavoro delle etichette più piccole, alle associazioni e alla forza di volontà dei musicisti, la musica “low budget” riesce a stare a galla. Di questi tempi bisogna armarsi di tanta forza di volontà e pazienza. Noi amiamo fare musica e abbiamo scelto di investire su una progettualità a lungo termine fatta di costanza e di ricerca di opportunità fuori dall’Italia».

Elisa Russo, in parte su Il Piccolo di Venerdì 28 Marzo 2014.

the academy