ARTISTA The Black Keys

TITOLO «El Camino»

ETICHETTA Nonesuch

«El Camino» (Nonesuch), settimo disco dei Black Keys, è uscito proprio alla fine dell’anno passato, tanto da accendere discussioni per decidere se collocarlo tra i migliori album del 2011 o tra quelli del 2012. Il dato importante, al di là delle questioni di calendario, è che «El Camino» si è subito guadagnato un posto in classifica. A Dan Auerbach (cantante, chitarrista e compositore) e Patrick Carney (batterista) va anche lo scettro di migliore duo rock, dopo lo scioglimento degli White Stripes (band a cui i Black Keys sono stati spesso accostati, ma da cui hanno sempre differito soprattutto per le escursioni vocali di Auerbach nei territori del soul). Negli ultimi dieci anni i Black Keys di Akron (Ohio), hanno dimostrato, senza mai sbagliare un colpo, di essere degni custodi della tradizione rock statunitense, detentori della verità assoluta in campo del rock’n’roll, blues, rhythm and blues, country e western. Questa volta il produttore Danger Mouse aveva un compito ben preciso: mantenere i brani essenziali, scevri da effetti superflui o da arrangiamenti troppo arzigogolati. Curare suoni e dettagli, senza sovraprodurre, per dar vita al capitolo più spartano della carriera discografica del duo. Le chitarre di Auerbach sono sempre in primo piano, ma il tocco di Danger Mouse viene fuori (in maniera affatto invasiva) nell’insistenza dei cori (molto presenti e funzionali) e a qualche suono di synth, organo, tastiere, glockenspiel che impreziosiscono i brani qua e là, senza mai rubare la scena. «Sister» è un brano dal sapore sixties degno dei Beatles; «Dead and Gone» fa pensare all’energia dei Clash di «London Calling» mescolata con quella degli Arcade Fire di «The Suburbs»; «Stop Stop» fionda l’ascoltatore nel rock anni 60 (stile Nuggets); «Lonely Boy» è un’esplosione di gioia tutta da ballare, come fa il protagonista del videoclip.

Undici canzoni che parlano di amori che torturano: “avrei potuto vedere chiaramente/ ma tutti sanno che un cuore infranto è cieco” canta Auerbach in «Little Black Submarines», brano che si apre lieve con chitarra acustica e voce per esplodere poi in un finale elettrico da paura, alla T-Rex (o alla Black Sabbath, a detta di Auerbach).

Eppure non ne esce nulla di malinconico, piuttosto emerge la grande spinta alla sopravvivenza, alla speranza in un nuovo inizio che segue la fine di una relazione. Un disco che potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora di una festa, o di un viaggio notturno in cui si vuole restare belli svegli e lucidi al volante.

Il titolo spagnolo (la strada, la via, il cammino) si riferisce al concetto di pellegrinaggio: la foto di copertina mostra l’umile minivan in cui la band passò i primi due anni di carriera, attraversando le strade d’America in estenuanti tour, ignari del successo che sarebbe arrivato a breve.

Elisa Russo, Il Piccolo 27 Gennaio 2012

 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

4 thoughts on “IL PICCOLO RUBRICA DISCHI: THE BLACK KEYS “EL CAMINO”

  1. Excellent post. Keep posting such kind of information on your blog.
    Im really impressed by your blog.
    Hi there, You’ve performed a fantastic job. I’ll definitely digg it and in my opinion recommend to
    my friends. I’m confident they’ll be benefited from this
    site.

  2. Sweet blog! I found it while searching on Yahoo News. Do you
    have any suggestions on how to get listed in Yahoo News?
    I’ve been trying for a while but I never seem to get there!
    Thanks

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Close