Posted on: 17 Agosto 2017 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Venerdì 18 alle 21 al Lunatico, nel parco di San Giovanni, suonano The Magnetics; il dj set è a cura del triestino Steve Selecter. The Magnetics traggono linfa dai ritmi jamaicani, dallo ska, dal rocksteady e dal vintage reggae; sono il nuovo progetto del cantante lombardo Olly Riva, che ha una lunga carriera costellata da progetti che spaziano tra diversi generi, dagli inizi punk con i Crummy Stuff, passando per lo skacore degli Shandon, lo swing di The Good Fellas, il rock di The Fire, il soul e rhythm’n’blues dei SoulRockets. Accanto a Mr Olly, sul palco del Lunatico, Mr Massa (Shandon), Mr Giacalone (The SoulRockets) e Mr Dimitri Pugliese (The Raggavibes).

Olly, come nascono The Magnetics?

«I miei gruppi nascono sempre da idee in furgone; in tour con gli Shandon io e il chitarrista Massa (che ora suona anche la batteria nei SoulRockets e nei Magnetics l’organo), abbiamo scoperto di condividere la passione per soul, jazz, swing e soprattutto ska e rocksteady anni Sessanta, ci è venuto l’entusiasmo di scrivere qualche canzone per gli Shandon che andasse in quella direzione. E invece abbiamo deciso di fare un gruppo nuovo per quel repertorio. È un’idea di sei mesi fa, posso dire con orgoglio che in quattro mesi abbiamo scritto e registrato i pezzi, realizzato la copertina, organizzato un tour… ne siamo molto soddisfatti».

L’album “Jamaican ska”?

«Finito di registrare ho avuto una proposta dalla Self per stampare il vinile. Il cd è dentro il vinile, non si vendono separati, due supporti al prezzo di uno (15 euro), ma ci sono anche quelli che s’inchiodano psicologicamente e ci dicono “ma io volevo solo il cd!”.

Il disco è registrato in presa diretta e mixato in mono come si faceva negli anni Sessanta; prodotto da me in modo molto vintage, sulla batteria solo due microfoni, un approccio analogico e molto “wild”, tutti in una stanza e se hai sbagliato un accordo pazienza, come si faceva negli anni Cinquanta e Sessanta quando si registrava questo tipo di dischi. Le canzoni durano due minuti come nella tradizione jamaicana di quel periodo in cui le canzoni erano pillole, strofa ritornello e fine, tranne un paio di brani che sono reggae e quindi i ritmi più lenti e durano un po’ di più. Di solito sono il primo a non gasarmi troppo però in questo caso sono davvero molto contento».

I concerti?

«Abbiamo fatto da spalla agli Skatalites ed è stato pazzesco ed emozionante. Hanno più di settant’anni, sono i padrini ed inventori del genere ma carini e tranquilli dopo tutti questi anni di carriera: il bassista mi ha chiesto il nostro vinile con gli autografi e Doreen Shaffer, la cantante, mi ha abbracciato come una nonna che ti guarda negli occhi e ti vuole bene».

A Trieste ha molti fan.

«Più che fan li considero amici. Tutto è partito con i dj triestini Ixis e Steve, ci siamo incrociati tantissime volte e dopo la morte di Ixis (in un incidente stradale nel 2005 ndr) io e Steve abbiamo legato molto, di conseguenza ho conosciuto tutto il suo circuito di amici».

I prossimi mesi?

«A settembre mi concedo una sola data in Germania, mio figlio nasce tra fine agosto e primi di settembre e voglio esserci. Da ottobre si riparte. Mi dedicherò a Magnetics e SoulRockets. Invece con gli Shandon ci fermeremo, da ottobre a giugno».

Con gli Shandon avete realizzato l’ep “Brandelli d’Italia vol 1” (con cover di Skiantos, Ritmo Tribale, Casino Royale, CSI, Kina…) ci sarà un secondo volume?

«Prima vorremmo fare un disco di inediti che esca l’estate prossima. Mi è capitato di sentire, e mi ha molto innervosito, “fanno un disco di cover perché non hanno più niente da dire”. Non è assolutamente vero».

Si riferisce ai commenti sui social?

«Non riesco a capire questo fenomeno del “deficiente da tastiera” o “leone da tastiera” come lo chiamano. Già non capivo gli haters di persona ma, vabè, pensavo fossero invidie. Quelli sui social partono da un punto di vista di qualcuno che però non sa niente di come stanno davvero le cose. Sparare a caso non è avere un parere, è stupidità e mi fa arrabbiare».

Quindi le fa male?

«Sì. Poi arriva quello che dice che lo fai per soldi, come se ci fosse qualcosa di male a lavorare per essere pagati. Certo, facciamo un lavoro che ci piace molto a differenza di altri, ma non dobbiamo sentirci in colpa per questo. Non riesco a digerirlo. “Ha riformato gli Shandon perché ha finito i soldi”. Ma che vuol dire? Poi non è che ho riformato gli Aerosmith… Non mi pago la villa con piscina, al massimo mi pago l’affitto. È cattiveria gratuita».

Elisa Russo, Il Piccolo 17 Agosto 2017

The Magnetics