Posted on: 31 Gennaio 2009 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

I triestini The Secret, una delle band hardcore metal più potenti in circolazione, saranno in tour negli Usa
con gli Early Graves di San Francisco (e, in alcune date, con i 
Nights Like These) tra aprile e maggio.

Marco Coslovich (voce), Christian Musich (batteria), Michael Bertoldini (chitarra) e Giacomo Totti (basso),presenteranno l’album «Disintoxication», uscito per la canadese Goodfellow Records. Cd realizzato con un produttore di grido come Magnus Lindberg dei Cult Of Luna, al Tonteknik Studio di Umea. Prima del tour Usa, ancora due date in Italia: il 7 febbraio a Verbania, e il 7 marzo al Tetris di Trieste.

Come vi siete mossi per pianificare il tour negli Usa?

«Abbiamo contattato un paio di booking agencies che si sono interessate a questo tour. – racconta Marco “Il Pallido” Coslovich . Avremmo potuto anche scegliere la strada di lavorare da soli e chiudere tutte le date da qui, parlando direttamente con i local promoters, ma preferiamo andare un po’ più sul sicuro per un tour di questo tipo anche perché è il primo che faremo negli USA e ci sono molti “dettagli” che sicuramente da soli non potremmo pianificare. Oltre a questo stiamo, seppur lentamente, scrivendo pezzi nuovi che verranno poi registrati per il prossimo disco, ma per il momento stiamo cercando di concentrarci su questo tour».

«Disintoxication» ha ricevuto recensioni lusinghiere.

«Premetto che, almeno personalmente, le trovo una cosa di dubbia importanza per non dire di completa inutilità perché sono sempre fuorviate dalla visione soggettiva del recensore che quindi non potrà mai avere un’opinione reale dell’opera in se, e non parlo solamente di musica ma di qualsiasi forma d’arte. Sorrido comunque del fatto che abbiamo preso 9 su Rumore, ma se avessimo preso 2 ne avrei sorriso ugualmente, quindi fondamentalmente me ne fotto. Non sarebbe stato sicuramente il voto di un singolo a farci perdere l’entusiasmo per quello che amiamo fare».

Com’è andato il tour in Germania?

«Posso solo dire che è durato troppo poco e se fosse durato un mese in più sarebbe stato troppo poco comunque. È stata una grande esperienza perché abbiamo avuto la possibilità di suonare in molti posti e in situazioni anche completamente opposte, dal club trendy con un centinaio di persone al garage di 3 metri per 4 con 40°, la condensa gocciolante sul soffitto e trenta ragazzi addosso che urlano le tue canzoni, sono quelle cose che non puoi descrivere a parole».

Tra le band con cui avete suonato, chi vi ha colpito di più?

«Sicuramente i Converge. Giravano voci che non fossero granché “amichevoli” ma si sono rivelati l’esatto opposto. Poi sicuramente come impatto live i Cursed sono stati il gruppo che mi ha colpito di più, è stato come essere travolti da una valanga. Siamo stati uno dei pochi gruppi che sono riusciti a suonarci insieme prima del loro scioglimento e per questo ci riteniamo molto fortunati».

Avete registrato delle nuove canzoni?

«Abbiamo registrato due nuovi pezzi, “1968” e “Where it Ends”, principalmente senza grosse finalità a parte quella di sentire come suonavano registrandole decentemente, per poi magari usarle come promo da mandare un po’ in giro, ma poi, abbiamo deciso insieme ai nostri amici Nights Like These del Tennessee di farli uscire su uno split 7″. Il vinile dovrebbe uscire nella prima metà del 2009 ma non abbiamo ancora la data precisa».

Avete girato un videoclip con Luca Dal Lago.

«Che abbiamo finito di pagare meno di un mese fa! Lavorare con Luca è stata una bella esperienza anche se quando siamo arrivati sul set eravamo lì e lì per andarcene… l’abbiamo girato all’interno di un ospedale in costruzione e mai finito in periferia di Vicenza. Lì dentro abbiamo trovato di tutto ma non voglio scendere nei particolari… comunque siamo soddisfatti di come sia venuto, volevamo un video cupo e senza fronzoli e Luca ha centrato il punto. Speravamo passasse un po’ di più in televisione ma si sa che anche lì è tutto una mafia».

Avete suonato a Trieste alla tattoo convention, com’è andata? Come spieghi lo stretto legame che spesso c’è tra musica e tatuaggi?

«Purtroppo abbiamo suonato il venerdì che era la prima delle tre giornate e non c’era tantissima gente ma ci siamo divertiti comunque. È stato un concerto particolare perché non siamo abituati a suonare in manifestazioni di questo tipo, ma ce l’hanno chiesto, quindi perché no? Il tatuaggio resta ancora fortemente legato alla cultura punk/hardcore di cui personalmente sento di far parte, anche se oramai non si può nemmeno più parlare di “cultura” perché per molti è solamente un trend, per chi ci è dentro da anni sa di cosa parlo. Il tatuaggio in se è sempre stato simbolo di distinzione dalla massa, nella forma probabilmente più estrema possibile proprio perché resterà addosso per sempre. Non è quindi paragonabile alla cresta che ti fai a 14 anni o al piercing che poi magari un giorno toglierai, è un segno che ti accompagnerà in eterno. Poi si può analizzare il fenomeno quanto si vuole, alcune persone, soprattutto quelle in età e soprattutto a Trieste fanno ancora difficoltà ad accettarla per quello che è ovvero una forma d’arte come le altre… sarebbe però necessario capire che un tatuaggio non cambia in se la persona, se uno è un bandito lo è anche senza tatuaggi e se uno ha dei tatuaggi non significa che sia per forza un bandito… alla fine è solo inchiostro».

Un’opinione su Trieste.

«Quando si parla di Trieste è sempre un’arma a doppio taglio. Nel senso che se parli male di qualcuno ti torna indietro come un boomerang, questo perché Trieste alla fine è come un paesino, ci si conosce tutti e se lanci la frecciatina, poi ti ritrovi con una bomba sotto i piedi. Il concetto di “Mia Mare cossa?” (nda trad: Mia madre cosa?!) è ancora palpabile a Trieste. Ignoro le cause, ma purtroppo questa città non è mai riuscita ad avere dei solidi punti di riferimento né musicali, né sociali, né culturali. Si è sempre fatto fatica a creare qualcosa “insieme”, qualcosa che potesse unire le varie realtà della città, perché i gruppi ci sono, la gente (volendo) anche, ma c’è sempre stato qualcosa che andava storto, e la difficoltà non sta tanto nel creare ma nel mantenere vivo questo “qualcosa”. Devo anche dire però che l’altra faccia della medaglia esiste, cioè persone che ci credono veramente e decidono di spontanea volontà, senza fini lucrativi, il che non è poco, di creare qualcosa da zero. L’esempio più lampante è il Gruppo Tetris che nonostante le difficoltà sono riusciti a realizzare e continuare una coesione importante per la città».

The Secret hanno avuto più riconoscimenti in Italia o fuori?

«Non saprei. Paradossalmente credo all’estero, forse perché fuori dall’Italia c’è più interesse musicale, la gente è più abituata ad andare ai concerti e a “supportare” forse perché i musicisti/gruppi vengono messi sullo stesso piano di un qualsiasi altro lavoratore. Soprattutto negli USA il pubblico è a conoscenza di cosa significhi essere un musicista, dei sacrifici e di quanto a volte sia difficile. Ho notato invece che qui da noi si è ancora abituati a perdersi nei dettagli, ad analizzare tutto quello che sta intorno, tralasciando il più delle volte la cosa fondamentale che è la musica stessa».

Consigliaci un disco, un film, un libro.

«Consiglio “III” dei Cursed o “Times of Grace” dei Neurosis e se volete andare sul pesante “White Album” dei Beatles. Un qualsiasi film di Alejandro Jodorowsky, o di Bergman o di Pasolini e il film “Zeitgeist” che potete trovare online. Un libro, “Helter Skelter” di Vincent Bugliosi oppure non so, il Zanichelli».

Elisa Russo, Il Piccolo 31 Gennaio 2009

 

 

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