Posted on: 31 Marzo 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Si definisce “triestino per amore” Mattia Palomba. Dieci anni fa incontra una ragazza triestina che ha poi sposato: «Mi sono trasferito qui senza conoscere la città – racconta – e me ne sono innamorato». Oltre che musicista col nome Tia Palomba, è videomaker e regista, così torna spesso nella sua Milano per questioni lavorative. La casa di produzione video triestina con cui collabora (Alab in Via Mascagni) ha anche una sala audio ed è lì che durante il primo lockdown ha inciso il suo disco di debutto “The Endless Journey” che firma Tia Palomba And The Lazy Folks, quasi a sottolineare non sia un semplice progetto solista, ma un collettivo di musicisti che si alternano in suo supporto (qui Adriano Mestroni, Davide Badiali e Luca Angeleri). Alla produzione lo affianca Francesco Morosini, all’edizione e distribuzione c’è Stefano Bertolotti per Ultra Sound Records/ Cobert Edizioni. Palomba è un polistrumentista che ha studiato basso elettrico, contrabbasso, percussioni e batteria, diplomato all’Accademia di Musica Moderna e alla Civica di Musica Classica a Milano. Debutta già undicenne e fin dai ’90 è attivo sia come turnista che come cantante e bassista di varie band dell’underground milanese, inoltre è tuttora compositore di jingle pubblicitari. Oltre che dal rock è impregnato dal folk, passione trasmessagli dal padre che «suonava le canzoni folk con la chitarra davanti al camino: è stato il mio imprinting principale». Lo influenzano non solo i fondamentali songwriter americani, padrini del genere: «Dopo averli snobbati, una decina di anni fa ho avuto il piacere di scoprire anche tanti cantautori italiani indipendenti. Diego Deadman Potron, bluesman folk brianzolo mi ha fatto capire che potevo prendere una chitarra e sentirmi libero di fare la musica che mi viene più naturale: sentirlo suonare dal vivo mi ha dato una svolta». Nasce così “The Endless Journey” un disco intimo e personale, pieno di amore e speranza in cui un uomo, tra paure e sconfitte, sceglie di guardare avanti, al tempo che verrà: «Ogni brano – assicura l’artista – parla di qualcosa che ho vissuto e che mi è rimasto dentro. “Free”, per esempio, è l’incontro con mia moglie, quello che mi ha portato a Trieste e mi ha donato quel senso di libertà che mi dà la città, mentre quando sono a Milano mi sento molto schiacciato. “Free” parla proprio di questa libertà che mi trasmette la città multiculturale e aperta alla cultura che mi ha accolto». Il video di “The Journey”, una ballata dal ritmo incalzante sul viaggio che ognuno fa nella vita, è stato girato in Carso, set anche delle foto del cd: «L’immagine del disco è molto bucolica. Mi piace il Carso, l’immagine della copertina è una strada che da Basovizza va verso Draga. Sono luoghi che adoro, amo il bosco, la montagna, la Val Rosandra. Vivo a San Luigi e il boschetto Chiadino per me è fantastico. E poi Piazza Unità: la prima volta che l’ho vista mi si sono spalancati gli occhi, ho avuto l’impressione di essere abbracciato mentre guardavo l’orizzonte». Se la natura e i paesaggi certo consolano, mancano i momenti di socialità legati alla musica dal vivo: «Sono molto arrabbiato come tutti i musicisti, il mio ultimo concerto è stato il 22 febbraio del 2020. A Trieste non mi sono mai esibito. E ho avuto la triste notizia che ha chiuso definitivamente un locale che adoravo, il Mushroom». Ma Tia guarda comunque avanti e anticipa di essere già in studio a registrare il proseguimento di questo primo capitolo del suo “Infinito Viaggio”.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 31 Marzo 2021