Posted on: 16 Febbraio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Un genere musicale e uno stile di vita, che piaccia o meno, divenuto cultura giovanile dominante. “Trap”: si traduce con “trappola”, “tranello”, “ostacolo”. Fa pensare a una situazione dalla quale si fatica a uscire. Qualcosa che cattura e lega per sempre. «Trap Game – I sei comandamenti del nuovo hip hop» di Andrea Bertolucci (Hoepli, pagg 132, euro 17,90) ne ripercorre la storia dalle origini: dai sobborghi di Atlanta alla conquista del mondo, in meno di vent’anni. Con il contributo di alcuni fra i maggiori artisti della scena italiana – Lazza, Vegas Jones, Ketama126, Ernia, Beba e Maruego – l’autore racconta i sei comandamenti sui quali la trap ha edificato il proprio successo: i soldi, il blocco (nel senso di periferia), lo stile, le sostanze, le donne e la lingua, gli stessi aspramente criticati dai detrattori. La doppia prefazione di Emis Killa e TM88 (storico producer tra gli altri di Travis Scott, Drake e Lil Uzi Vert), il contributo di Filippo Agostinelli e la copertina firmata da Moab, ne fanno un must per tutti gli appassionati e un’occasione di scoperta per i curiosi. A inizio 2000 in America esce il primo disco trap su major, ad opera di T.I.; il 2010 può essere considerato una seconda data di nascita per il genere: da quel momento a oggi ha collezionato numeri straordinari, ha conquistato i primi posti nelle chart di tutto il mondo e ha finito per influenzare artisti pop come Beyoncé, Katy Perry, Pharrell Williams, Ed Sheeran, Lady Gaga e Lana Del Ray. In netto ritardo rispetto agli americani, in Italia si è iniziato a parlare di trap quando quest’onda aveva già iniziato il suo inesorabile processo di sconvolgimento del genere rap e forse non soltanto di quello. I primi tre album in Italia sono: nel 2015 “MITB” di Maruego e “XDVR” di Sfera Ebbasta e nel 2016 “The Dark Album” della Dark Polo Gang. Un marchio di fabbrica è l’utilizzo dell’Auto-Tune, un software che corregge gli errori di intonazione e maschera i difetti vocali, talvolta esagerandone appositamente la distorsione, per creare un suono alieno anche nella voce. Stretto il rapporto con la moda: tra gioielli, pellicce e tatuaggi sul viso, collo e mani, Gucci è il marchio più menzionato e ha avuto riscontri diretti sulle vendite nel momento in cui i trapper hanno iniziato a considerare gli accessori (cinta, portachiavi, borsello) come uno status symbol. Nel 2020 Gucci ha lavorato con un Achille Lauro in versione pop sul palco di Sanremo, e prima ancora con Ghali per il suo tour nei palazzetti. E le donne trapper? In minoranza numerica, ma ci sono. Beba, Chadia Rodriguez, Priestess, Leslie… Nell’agosto del 2019, Cristiano Ronaldo ha pubblicato una storia Instagram in cui lo si vedeva intento ad ascoltare “Sciccherie” e tutta Italia ha iniziato a chiedersi chi fosse Madame. Giovane artista veneta (classe 2002) è un talento puro e quest’anno è tra i nomi caldi in gara a Sanremo. Guardando al futuro TM88 conclude: «La musica trap mi ha cambiato la vita e continuerà a farlo. Non passerà di moda, come sostiene qualcuno: ne esistono ormai così tante varianti che ha divorato anche gli altri generi musicali. Siamo qui per restare, non molleremo la vetta. Di questo sono sicuro».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 16 Febbraio 2021