Posted on: 24 Dicembre 2012 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Trieste Rumorosa” è un accurato reportage di quattro pagine uscito sul numero 251 (dicembre) di Rumore, una delle principali riviste musicali nazionali. Il servizio è stato curato da Marco Pecorari, giornalista di Ferrara che ha visitato Trieste a novembre, in occasione del concerto all’Etnoblog delle band triestine a cui è dedicato il suo articolo: The Secret, Grime e Ooze. Oltre ai musicisti coinvolti, Pecorari ha intervistato Loris Zecchin (Solar Ipse, Cappella Underground) e Andrea Rodriguez (Etnoblog), scoprendo una Trieste costellata di nomi che hanno fatto la storia della musica hardcore e heavy (Steel Crown, Upset Noise, Rhapsody). Il critico emiliano conosce alcuni componenti dei The Secret da quando erano ragazzini (punto d’incontro era il negozio Green Records di Padova) e segue le loro vicende musicali sin dagli esordi. Non si è fatto sfuggire l’opportunità di vederli dal vivo in casa, all’Etnoblog. In quell’occasione presentavano l’uscita di «Agnus Dei», il loro quarto album (secondo per l’etichetta americana Southern Lord). Ad aprire la serata c’erano gli Ooze, accasati con la Total Rust, etichetta israeliana specializzata in doom e i Grime: in formazione l’ex batterista dei Secret, Christian Musich; all’attivo un ep di debutto per l’inglese Mordgrimm, descritto dal direttore di Rumore come un “fiume carsico di fango e detriti doom”. «All’Etnoblog c’era tantissima gente. Un concerto davvero partecipato, con persone che non erano lì tanto per esserci ma perché erano interessate a sentire quelle band. Questo fa piacere, perché la musica che propongono rimane in Italia abbastanza di nicchia», commenta Pecorari, che continua dicendo: «nella musica estrema non abbiamo nulla da invidiare all’estero. The Secret sono arrivati prima di altri per tutta una serie di motivi. Ad esempio perché andavano a vedersi a Lubiana molti concerti di gruppi (come Isis, Locust e Botch) che magari dicevano: “l’Italia la saltiamo perché è disorganizzata”. Andrea Rodriguez  mi diceva che comunque non c’è da voi una vera e propria scena, perché si tratta solo di un paio di gruppi. Però sono un paio di gruppi influenti, che hanno già creato una seconda ondata, con gli Ooze ad esempio. E poi sono due gruppi che hanno delle peculiarità e sono arrivati prima degli altri e per questo hanno un riconoscimento importante. Inoltre, The Secret con il loro primo album hanno venduto dieci mila copie, che in Italia è una cifra». Secondo Pecorari la città ha avuto un ruolo fondamentale nel forgiare il suono e l’attitudine di queste band: «Trieste ha una collocazione particolare, nel bene e nel male raccoglie pregi e difetti che non sono solo italiani. Essendo di Ferrara, io ho sempre ben in mente la provincia. Tutti i gruppi isolati, o di provincia sono sempre stati più originali. Marco dei The Secret mi spiegava che il fatto che sei isolato è una chiusura che ti giova. Se ti piace il punk ma a Trieste non lo trovi, che fai? Te lo vai a vedere a Lubiana. Oppure te lo immagini, e te lo inventi. L’inizio dei The Secret e dei Grime è questo: farsi la propria musica, in isolamento, quindi è una chiusura ma al tempo stesso un’apertura. È difficile che due gruppi con questa attitudine potessero nascere a Roma, Milano o anche solo a Bologna. Mi interessava la dinamica culturale che c’è dietro a queste band. E dietro c’è la provincia. Come accadeva con il Great Complotto nato a Pordenone».
Spesso la città non riconosce e non valorizza i suoi talenti, come nel caso dei Rhapsody, la band fondata dai triestini Turilli e Staropoli che ha raccolto un successo planetario ma non ha mai suonato a Trieste. Pensa che sia così anche per le band di cui si è occupato nel servizio “Trieste Rumorosa”? «Nei The Secret ho colto il classico amore/ odio verso la propria città. Il lamentarsi che non c’è nulla li ha spinti però a chiudersi in studio a realizzare la propria musica. Ora girano il mondo, quindi il riconoscimento della loro città può anche non interessarli. Forse ho sentito più questo rammarico nei Grime». 

Michael Bertoldini, chitarrista dei The Secret racconta a Pecorari: «Star qui ha avuto un’influenza. A differenza di stare a Milano qui non hai metri di paragone, fai quel che ti piace e per amore o per forza te ne sbatti. Questo è stato un bene per i The Secret, perchè stare a Trieste ci ha resi più indipendenti e non influenzabili, ci sembra di aver sviluppato almeno in parte delle peculiarità: non c’era nessuna cosa che “andava di moda” allora abbiamo fatto quello che ci piaceva. Siamo un gruppo ottimista ma incazzato: mi piacerebbe vedere più gruppi incazzati. Non sopporto più quei gruppi italiani che trattano una certa musica come se fosse una commedia all’italiana, che la buttano sempre in farsa».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 24 dicembre 2012