Posted on: 24 Marzo 2014 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Uendi02«Poliammide» è il titolo dell’ep dei triestini Uendi. Lo presentano dal vivo al Miela, domani martedì 25 marzo alle 21, in apertura di Maria Antonietta. Nel nucleo di base Damiano e Angela (già cantante per otto anni della band punk rock Angela e i Piccoli Ketty) che racconta: «Angela e i Piccoli Ketty è stato un progetto garage/punk rock, inizialmente facevamo cover di pezzi beat e soul anni ‘60 in chiave garage, poi abbiamo cominciato a scrivere canzoni nostre in direzione punk rock. Abbiamo suonato assieme per circa otto anni facendo poche date mirate, dai concerti in cava a Zolla ai raduni mod in Liguria, abbiamo suonato perfino a un matrimonio facendo fuggire dalla sala metà degli invitati (la metà più anziana). Ma non c’è nessuna registrazione di quel periodo, a parte alcuni filmati di concerti sparsi in rete; fondamentalmente era una band di amici il cui modo migliore di stare assieme era quello di suonare. Gli Uendi nascono all’incirca nell’aprile del 2012. Io e Damiano suoniamo assieme da una decina di anni; dopo i Piccoli Ketty non abbiamo fatto più nulla per un po’ fin quando ci siamo appassionati ad alcuni ascolti comuni: Sick Tamburo, Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, abbiamo rispolverato anche il punk/new wave italiano dei primi anni ‘80, insomma ci è venuta voglia di ricominciare a scrivere delle canzoni e di raccontare in musica quello che ci accadeva attorno. All’inizio non avevamo ben chiaro dove saremmo andati a parare, ci siamo divertiti per un po’ a registrarci nella cucina di casa mia con una scheda audio, un pc e delle basi di batteria elettronica. Ci piaceva il fatto di catturare le idee all’istante così come venivano fuori e di condividerle in rete immediatamente».

Come definiresti la vostra musica? Quali sono le coordinate di genere e quali sono i vostri miti musicali?

Uendi0«Non ci piace definire in un modo particolare la nostra musica, vorremmo che chi ci ascolta lo facesse senza pregiudizi di genere legati a delle etichette che poi sono sempre riduttive e fuorvianti. Possiamo dire che la nostra scrittura ha un approccio punk nello spirito, cerchiamo di dare energia alle parole attraverso la musica senza perderci troppo nei dettagli, rifiutiamo i virtuosismi e andiamo direttamente all’essenziale; siamo devoti allo slogan lanciato nel ‘77 dalla punk zine “Sniffin’ Glue” secondo cui dopo aver imparato tre accordi puoi formare una band.

I miei miti musicali sono sicuramente i gruppi con i quali sono cresciuta, gli inaffondabili Ramones, De Andrè, Clash, Lou Reed, e poi anche il punk italiano dei Decibel, Kandeggina Gang, Skiantos. Se dovessi consigliare dei dischi di oggi consiglierei i Sick Tamburo, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Maria Antonietta e Cortex!

Damiano invece ha come riferimenti principali artisti molto differenti tra loro tipo Luigi Tenco, Massive Attack, CCCP, Pixies ma soprattutto ama navigare in rete alla ricerca dei gruppi più sconosciuti e improbabili».

I dettagli sull’ep “Poliammide”: chi ci ha lavorato, dove l’avete registrato, che canzoni ci sono dentro etc…

«Poliammide nasce perchè ci siamo ritrovati con una ventina di canzoni registrate in cucina, avevamo voglia di emanciparci entrando in uno studio di registrazione che poi è stato il Sound Developement di Roberto Sopracasa che ha curato le riprese e il mixaggio. Abbiamo ripreso gli strumenti in presa diretta, con Cortex al basso e Roberto Palusa alla batteria, che poi sono l’altra metà degli Uendi. I cinque brani che l’ep racchiude sono quelli che non avremmo voluto lasciare fuori dal cd, in qualche modo ci rappresentano e sono i brani da cui è iniziato tutto. La grafica, ci teniamo a dirlo, è stata realizzata da Graziano Mannu della Loew (www.loew.fr), il disco è ascoltabile in rete su http://uendi.bandcamp.com».

Di che cosa parlano i vostri testi, che cosa vi ispira?

«Ogni pezzo ha una vita a sé stante, fondamentalmente le cose che ci capitano ci ispirano, ciò che viviamo in prima persona o che accade a chi ci sta attorno, qualcosa che sentiamo in radio, il desiderio di qualcosa o qualcuno oppure la critica per ciò che non ci piace. Non sono tanto le cose che diciamo nelle canzoni che ci caratterizzano, quanto il modo in cui le diciamo; vorremmo fosse il più personale possibile ma allo stesso tempo che chi ci ascolta lo senta proprio e vi si possa identificare.

In sostanza siamo sempre alla ricerca di un modo nuovo per dire le cose, che poi è anche un modo per capirle meglio».

Frequentate la scena musicale triestina da un po’. Che cambiamenti avete visto in questi anni? Che momento stiamo vivendo per quanto riguarda band e posti in cui suonare?

«Trieste produce da sempre artisti molto validi che in qualche modo formano una sorta di scena musicale, che poi è quella che si raccoglie attorno alle associazioni culturali o a singole serate di dj set che si svolgono nei locali anche piccoli. Forse sono sempre troppo poche le persone che sono interessate alle band e alla musica dal vivo, ma in fondo Trieste non è una metropoli e gli spazi per suonare e creare delle belle situazioni esistono. Per il resto noi diffidiamo solo di quei musicisti che non vanno a vedere i concerti».

Quali sono i nomi della musica triestina che sentite più vicini a voi?

«Musicalmente parlando non c’è nessuno che sentiamo vicino a quello che suoniamo. Chi sentiamo vicino a noi a livello affettivo sono i musicisti e le band che rendono questa città musicalmente vitale, di cui siamo amici, con i quali c’è stima reciproca e la possibilità di collaborare o confrontarsi: i Damned Pilots, Burnite, Black Mamba, Boomerangs, Etoile Filante, Ripidi, Despectre, Nasty Monroe, Anadarko, Chiara Vidonis… e questi sono solo alcuni».

Angela, le donne che fanno rock (soprattutto in Italia) sono sempre una minoranza. Come mai secondo te?

«Mah Elisa, è una cosa che mi sono sempre chiesta anche io. Forse perchè siamo fondamentalmente isteriche e quindi nessuno ci sopporta nelle band; l’alternativa potrebbe essere fare una band di sole donne ma temo che sarebbe ancora peggio (hahhhahahha scherzo). Suppongo sia articolato per una ragazza farsi spazio in alcuni ambienti musicali, utilizzo il termine “suppongo” perchè essendo cresciuta a stretto contatto con un fratello maschio (che suonava anche lui) ho avuto sempre un approccio molto maschile all’interno dei gruppi dei quali ho fatto parte, non son mai stata né viziata né vista in maniera diversa. A dirti la verità l’unico momento in cui mi rendo conto che in Italia è ancora una cosa strana che una ragazza suoni rock è quando leggo commenti più sul mio aspetto che su quello che suono e se posso esser sincera è una roba che mi fa andare su tutte le furie. Comunque grazie al cielo ci son state diverse “donne rock” in Italia, Nada ad esempio l’ascolto con grande piacere».

Siete stati chiamati ad aprire il live di Maria Antonietta al Miela. Che concerto proporrete?

«Il Miela è un bel palco, soprattutto spazioso, il nostro intento è quello di riempirlo al meglio. Cercheremo di fare un live piuttosto tirato in cui inseriremo alcune canzoni nuove, poi ci godremo il concerto di Maria Antonietta che ci piace veramente molto e ha fatto un disco stupendo».

Prossimi progetti in vista? Un album completo? Video? Altri live?

«Il prossimo progetto che realizzeremo a breve è un ep formato da 4 nuove canzoni, registrate in presa diretta nello studio di Lorenzo Rutter, senza interruzioni, come fosse un live. Verrà poi pubblicato online come video. Un album completo non è in programma, per adesso il formato dell’ep è quello che preferiamo perchè ci dà la possibilità di sperimentare nuove idee per quanto riguarda le modalità di registrazione e di portare avanti concentrandolo in pochi brani un discorso musicale che in quel momento sentiamo di voler raccontare. Dopo di questo non sappiamo, ci inventeremo qualcosa. Ci piace trovare stimoli nuovi di volta in volta e delle forme non convenzionali di proporre i nostri pezzi».

Dimenticavo: da dove deriva il nome Uendi?

«C’è chi dice che sia una citazione cinematografica, chi racconta che è il nome di qualcuno in particolare, altri pensano che non significhi nulla. Noi dobbiamo ancora capirlo ma siamo pronti a raccogliere qualunque ipotesi».

 

Elisa Russo, in parte su Il Piccolo lunedì 24 marzo 2014

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