Posted on: 21 Ottobre 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«”Icaro” nasce dalla collaborazione con il beatmaker Markus, già fondatore del collettivo triestino Katana Music. Ho cercato una soluzione diversa dai miei precedenti lavori, ho scelto un approccio più melodico, sperimentando una dimensione con un flow che potesse abbracciare un beat più moderno e vicino alle sonorità tra la trap e l’indie pop». “Icaro” è il nuovo singolo (e video) del triestino Riccardo Civita, in arte Yane, classe ’87, all’attivo gli album “Bombhey” del 2017, “Animals” del 2014 e “Clandestino Mixtape” del 2011, visto anche in tv, a Italia’s Got Talent su Canale 5 (con gli Effetti Collaterali) nel 2013 e a X Factor nel 2014. Un artista hip hop a 360 gradi: è partito dal ballo (breaking) a inizio 2000 per poi esprimersi con i graffiti (writing) e oggi soprattutto con la musica rap. Oltre al producer Markus, per “Icaro” hanno dato il loro fondamentale apporto anche le tastiere di Christian “Noochie” Rigano (Elisa, Tiziano Ferro, Jovanotti), il master di Andrea Suriani (Salmo, Marracash, Mahmood), la supervisione artistica e la produzione finale di Ricky Carioti (fonico di Elisa) e Igor Ambrosino di Antieroi Dischi. «Nel testo – prosegue Yane – metto in mostra un mio stato emozionale, dove sento di avere tutto ma allo stesso tempo voglio avere sempre di più, rimanendo alla fine con una sensazione di vuoto assoluto. Nel ritornello dove canto: “Se volo in alto mi brucio di più, cado nel vuoto e divento fumo”, è spiegato il paragone con il mito greco, che come me, accetta il rischio di cadere nel cercare di andare sempre più in alto. Ho voluto raccontare pezzi sparsi di ciò che provo quotidianamente, cercando di spiegare un sentimento alle persone che mi sono vicine, ma anche verso tutto quello che mi manca». Il videoclip realizzato da Erik Pasini & Arti Merdov, alterna due scene principali «La prima in interna, dove una coppia di fidanzati è avvolta da un sentimento contrastante: stare assieme ed amarsi ma, nello stesso tempo, voler stare divisi, mentre la seconda in esterna, vede i due dentro l’abitacolo di un’auto in movimento, dove però i soggetti non sono mai inquadrati assieme, questo per valorizzare il senso di separazione tra i protagonisti».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 21 Ottobre 2021